Le
considerazioni finali affidate alle note di regia non rendono
la portata naturale della figura di Nazarena. In questo spazio
possiamo soltanto testimoniare il nostro incontro con Nazarena,
e la testimonianza vive tutta nell'azione teatrale che abbiamo
realizzato. la partitura prodotta come una rapsodia ha lo scopo
di porre l'animo dello spettatore in uno stato di raccoglimento.
Scriverla è stato un modo di pregare, recitarla è
un modo di pregare: una preghiera teatrale per Nazarena che viene
espressa con la parola, con il corpo, con le immagini, con la
musica, con la scena, con le luci. La parola, però, sta
a fondamento; e qui desideriamo soltanto invitarvi ad ascoltare
più che a vedere, perché anche le immagini, tutte,
non sono altro che paesaggio interiore. Il valore della parola,
la sacralità del logos, la parola contenuta nel testo teatrale
diventa essa stessa protagonista dell'azione. la parola recitata,
qui, non ha la sola funzione di descrivere l'azione ma connota
personaggi, luoghi e fatti, attraverso tutta la gamma dei segni
utilizzati sulla scena dal disegno unico e deciso, che è
insieme pedana e schermo. Chi pronunda parole mette in moto potenze
e la preghiera è fatta di parole ed un Teatro di Parola
si identifica con la Poesia. Maria Nazarena Majone impegna a pensare,
invita a pregare come la Poesia; e con la Poesia abbiamo scelto
di raccontare. Dal Canto delle Beatitudini, dal canto di Cristo,
scaturisce un coro di voci, dove emerge come unico dato identificativo
la figura di Nazarena. Un'altra voce di donna si fa memoria storica
fino a dar corpo alle parole del Beato Annibale di Francia, fondatore
della Congregazione e Padre spirituale di Nazarena. Come ultima
nota, infine, cantiamo il felice incontro con la poesia di Mauro
Cavallo, poeta siciliano, scaturita dalla forza e dalla levità
della luce di Madre Maria Nazarena Majone e che viene espressa
in lingua e in dialetto; quest'ultimo necessario suono anticato
che segna l'origine.
Giovanni
Spadola
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